lunedì 5 dicembre 2011

ALLA POSTA


Buongiorno a tutti e benvenuti a Boccea. Ormai non so più che dire su questo quartiere meraviglioso, definito dalla national geographic, l'ospizio a cielo aperto più bello d'Europa. Dopo gli sciami di api, i branchi di cavalli, i greggi di pecore solo a Boccea sono presenti i mucchietti di vecchietti.

Socrate vi da il benvenuto dalla sua caverna e augura a tutti un gioioso lunedi.

Oggi parliamo della posta.

Dopo aver preso acqua tutto il giorno in motorino, mi rimaneva solo di chiudere in bellezza la giornata alla posta per pagare... indovinate un pò??? La bolletta dell'acqua.

Solitamente prima di entrare c'è un ragazzo che mi mostra il santino di Gesù e mi chiede i soldi. Io gli dico sempre che, purtroppo, "sto senza soldi" e entro.

Alle poste è sempre un' esperienza.

Dopo aver preso il numeretto, entro nella stanza delle attese eterne. La posta ricorda l'ospedale, ma senza i malati oppure ricorda l'ippodromo ma senza le corse dei cavalli. Tutti fissano lo schermo con i numeretti rossi e smadonnano contro gli operatori. Alcuni sono in piedi, altri seduti. E' l'atmosfera perfetta per mille sigarette, ma nessuno può fumare.

Vi racconterò un episodio che mi è successo:

prendo il mio numero, il 347, e mi siedo in attesa. La mia vicina mi si accosta e molto carinamente mi offre il numero con il 310. Io penso "che gentile", prendo il numero e ringrazio...

NON L'AVESSI MAI FATTO!!!

Purtroppo la felicità di avere un numero più basso si trasforma subito in energia negativa: "ora mi tocca dare il mio numero a qualcuno sennò sono un cafone". E così sto li che fremo perché devo dare via il mio numero e non trovo nessuno...

Finalmente mi si siede vicino un'innocente vecchietta e appena gli vedo il numero, il 351, gli ammollo subito il 347 e con questo la patata che scotta. La scena è divertentissima: vedo la vecchietta che mi ringrazia felice e poi un secondo dopo che va in agitazione perché ora DEVE anche lei dare il suo biglietto...

Si avvicina una signora e subito la vecchietta gl'ammolla la patata e poi la signora a dei ragazzi e così credo in eterno come una catena di Sant'Antonio.

E' strano come un gesto carino metta in agitazione tutti...

Alla fine parlo con la vecchina nell'attesa che arrivi il mio numero.
Mi fa piacere parlarle anche se dopo poco parte il ritornello " voi giovani siete proprio sfortunati, Roma era così bella quando ero giovane io, ora fa schifo, il cibo fa male, l'aria è inquinata, l'acqua avvelenata". Io mi deprimo ma poi se ne esce dicendo:

"Anche il pollo, ora ci vogliono 10 minuti per cucinarlo... ma che polli sono? un tempo andava bollito e poi cucinato per un'ora e mezza!"

E' molto umana nel dirlo e mi fa ridere quanto è accorata a parlare di polli.
A me viene fame e penso al pollo che gira nel giroarrosto per tutta la conversazione, finché non tocca a me:

310!!!!!!!!

TANA LIBERA TUTTI!!!!

Così mi alzo, pago la bolletta, saluto la vecchietta e torno a casa.

All'uscita reincontro il ragazzo col santino che mi richiede i soldi:

" ma come non ce li avevo all'entrata? vuoi che ce li ho all'uscita?"
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