mercoledì 30 novembre 2011

LE STRADE E LE EMOZIONI


Buongiorno a tutti e benvenuti a Boccea. Boccea l'unico luogo di Roma che neanche Venditti è riuscito ad amare e cantare. Sembra che data l'età media dei suoi abitanti lo sport delle bocce sia nato proprio qui a Boccea e che da questo derivi il nome del quartiere.

Socrate come sempre vi da il benvenuto dalla sua caverna e augura a tutti un gioioso mercoledì.

Oggi parliamo delle strade, ma prima di parlare delle strade voglio suggerirvi una piccola meditazione quando siete nel traffico:

Vi capiterà anche a voi almeno tre-quattro volte al giorno che qualche troglodita abitante di Roma vi suoni nel traffico chiuso nella sua macchina.
Bene, la mia reazione è sempre stata questa: " guardastostronzo - dio non sopporto più questa città - non se ne può più di questo traffico - non c'è più un albero in giro - non posso passare tutta la vita qui - voglio andare a vivere in campagna - non ho i soldi - devo trovare lavoro - non mi potrò mai permettere una casa in campagna - chiederò i soldi a casa - no non mi va di chiedere i soldi a casa etc.etc.etc".
Insomma il suono di un clacson alimenta un circolo di pensieri.
Il mio consiglio è questo: il clacson ti ha solo spaventato, Non andare a loop. Non appoggiarti ai sogni e non insultare l'altro, ma dei due meglio insultare l'altro perché l'altro è reale.
Pensa solo: "che paura, vaffanculo!" e non entrare in loop. Spezza alla fonte l'insoddisfazione e sarai libero di pensare ad altro...


Questa è la prima meditazione che ho trovato e a me ha fatto bene.

Ora la seconda sulle strade...

Ogni strada che faccio in motorino si porta dentro un'emozione: ad esempio un palazzo in cui abita un amico e a cui si lega un ricordo oppure un parco che mi è familiare o ancora l'agitazione di una strada sempre affollata o ancora un negozio o un bel panorama. Insomma nessuna strada mi lascia indifferente...

Si può dire che cambiano le mie emozioni ad ogni curva o ad ogni cambio di ambiente.

E' un pò come quando si rientra a casa. L'entrare a casa genera un cambio di emozione e un ricircolo di pensieri che all'esterno non c'erano perché le coordinate spazio temporali e gli oggetti cambiano. E' così anche per ogni cambio di ambiente: dal supermercato, al giardinetto, dalla strada, all'androne, dalle scale, all'ascensore etc. etc. I centri commerciali sono fantastici in questo e quasi non danno il tempo fra borse, scarpe, vestiti, cellulari di capire quali sono i cambi di pensiero. Per cui se ne esce storditi.

Il problema nasce quando le emozioni passate si incrostano alle strade.

E' per questo che nella città dove vivi da anni ti annoi, perché i panorami e le strade sono incrostati di esperienze passate e di ricordi, per cui tendi sempre a riguardare le cose allo stesso modo.

Mi capita spesso se sono in viaggio di notare cose che non avrei mai notato qui e di emozionarmi per cose che oggettivamente ci sono anche qui. Per cui uno si trova a Barcellona e guardando il marciapiede si trova a dire assurdità del tipo: "Dio che cacca di cane meravigliosa, ce ne fossero in Italia di cacche così".

Perché questo?
E' inutile negare che le capitali Europee si assomiglino tutte...
E' altresì inutile non notare che Roma è una bella città e a Barcellona ie-da-na-bella-pista...

E allora riflettete su questa domanda:

Qual'è il più grande ostacolo per le emozioni se non le emozioni già vissute?

Ed il lavoro che faccio e vi consiglio è questo: scrostare dai palazzi e dalle strade la vecchia emozione e il vecchio ricordo.
Chissene frega se in quel palazzo ho giocato a palla col mio amico delle elementari...

Che importa questo di fronte al fatto che posso chiamarlo e giocarci a palla ancora?
Che importa se posso non pensare al palazzo, ma al sole dietro al palazzo?


Ciao e buona settimana

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