venerdì 16 dicembre 2011

L'ABETE E IL TEMPO


Buon pomeriggio a tutti dalla mia fredda caverna. Le mie dita ibernate per risparmiare sui riscaldamenti riescono nonostante tutto a scrivere anche oggi.

Finalmente è cambiato il tempo e l'inverno con il suo alito ghiacciato e i suoi fiocchi di neve presto scenderà sull'Italia, rendendo finalmente giustizia al Natale e all'abete.

Ieri mentre stavo in centro, vicino San Pietro, mi sono fermato a parlare proprio con quel grosso albero sotto la cupola: mi diceva che non ne poteva più di essere addobbato come un cretino con palline e stelline colorate e che era parecchio turbato dal caldo. Così gli ho chiesto: "perché non ti ribelli? spogliati" e lui: "sono un sempreverde e di natura pacifica; sarebbe contrario al mio essere!". E allora curioso gli ho chiesto: "cosa vuol dire per te essere?". E lui scorbutico come un montanaro mi ha fulminato così: "Essere, è essere lasciato in pace!".

E così me ne sono andato un po' perplesso...

Camminavo in giro per il centro, fra un monumento e l'altro. Mi ripetevo nella testa : "Sono a Roma, è il 2011, ci sono palazzi, case, monumenti, macchine, persone e strade". Tutto questo c'è, ma potrebbe anche non esserci: "se togli la strada, c'è la terra e anche la carota, se togli i 1oo cavalli alla bmw, hai 100 cavalli per strada, se togli i palazzi hai un sacco di gente in strada, se togli le macchine dove le metti?".
E per mezz'ora sono andato avanti così, finché non ho sentito dei piccioni che parlavano del tempo:

"Sbrigati" - diceva uno all'altro - "sennò facciamo tardi!!!"
"Perché? che ora è?" rispondeva l'altro
"Sono già quattromila volte che batto il becco per terra, quindi è ora di sbrigarsi, perché abbiamo appuntamento fra sole 1000 beccate!"
"Per tutti i corvi, sbrighiamoci!"

E così simili a preti nel colore ad esclusione del loro collo smeraldo e del loro occhio arancione hanno preso a camminare verso il loro appuntamento ed io ho pensato: "che modo buffo di calcolare il tempo...".

Non capivo questa cosa del tempo, per me erano le sette, lo diceva l'orologio.

Era ormai chiaro in me che dovevo tornare dall'abete.

"Ancora tu..." mi fa il burbero sempre verde!
"Si, sentivo dei piccioni parlare e volevo sapere da te che cos'è il tempo?"

"il tempo..." ci pensa su e poi:
"il tempo è descrizione"

"non capisco, che ora è ora?" domando io

"è l'ora in cui sole e luna sono tutti e due in cielo!"

"Si, ma quanto tempo è passato da quando ci siamo visti prima?"

"Nessun tempo è passato solo tante cose sono successe!!!"

Stavo per prendere a calci quell'abete così pungente, ma poi ho chiesto:

"Sii chiaro!!! Cos'è il tempo per un abete?"

"E' sempre l'ora in cui succede qualcosa e in cui non faccio niente"

"Ah quindi non fai un cazzo???" chiesi io

"esatto!!!" rispose lui e rise in un modo rotondo che non avevo mai sentito prima.

A quel punto ho capito perché era eterno.



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